A cura del Dott. A. Rapisarda

 

 

Una spalla dolorosa risulta essere il terzo motivo di consultazione per disturbi articolari dopo il mal di schiena e i disturbi cervicali.

Una persona su cinque accusa disturbi alla spalla dopo i 55 anni.

 

La spalla dolorosa cronica rappresenta una patologia ancora oggetto di studio.

Nella pratica cllnica, infatti, si possono ritrovare alcune sindromi dolorose di diffìcile interpretazione, con sintomi la cui etiopatogenesi resta tutt'ora sconosciuta.

 La complessità biomeccanica dell'articolazione scapolo-omerale può determinare una molteplicità di patologie con espressioni dolorose diverse che non sempre trovano un nesso causale con l'evento che le determina. 

I vari test muscolo-ariticolari della spalla sono utili per mettere in evidenza  la localizzazione della patologia e di conseguenza il muscolo o tendine compromesso.

 così facendo è possibile allineare la porzione muscolo-tendinea intertessata con tecniche  manipolative specifiche.

La spalla per la sua complessità muscolo articolare, presenta non poche problematiche nelle cure fisioterapiche.

 

Oggi si è visto, attraverso studi che diverse patologie riguardante l’articolazione scapolo-omerale possono essere curate con risultati non indifferenti con l’ausilio di normalizzazioni miofasciali specifiche che hanno la funzione di allineare il disordine muscolare creato dalla stessa patologia evitando spesso danni irreversibili.

 

Laser nd : Yag
Laser nd : Yag
Spalla dolorosa
Spalla dolorosa

NORMALIZZAZIONE MIOFASCIALE DI ALLINEAMENTO (N.M.A.)

  

Questo trattamento consente di Mantenere la mobilità dei tessuti salvaguardando il movimento fisiologico, evitando la formazione di cross-links tra le varie fibrille. Le fibrille di collagene che si formano durante il periodo del trattamento si sviluppano in modo corretto e più aderente alle necessità funzionali dell'organismo.


La forte stimolazione effettuata con delle pressioni dei meccano-cettori inibisce la trasmissione del dolore (Gate Control).

La logica che sta dietro a questa proposta terapeutica è che nelle lesioni tendinee, muscolari o legamentose parcellari, in cui non c'è stata la completa soluzione di continuità dei tessuti, l'immobilità assoluta non ha effetti favorevoli sul decorso della malattia, ma anzi può contribuire a rallentare la guarigione e cronicizzare la lesione. E' noto da molto tempo che i fibroblasti hanno una notevole capacità proliferativa in seguito a stimoli lesivi di vario tipo: nel giro di 48 ore, infatti, il loro numero aumenta esponenzialmente e non diminuisce prima di 21 giorni.
Osservando al microscopio lo sviluppo di tessuto cicatriziale, Stearns concluse che sono i fattori meccanici esterni che determinano la deposizione del tessuto cicatriziale in un'ordinata rete di fibre, e non fattori intrinseci dei tessuti.
Movimenti passivi delicati non sono in grado di distaccare le fibrille che si formano nella direzione fisiologica, ma prevengono la loro adesione in sedi anormali. Il fatto che le fibrille si depositino in tutte le direzioni subito dopo l'insulto traumatico spiega perché si propone di iniziare il movimento il più precocemente possibile. Infatti, il rischio che si corre è di vedere insorgere una cicatrice densa e con molte aderenze, che dopo lesioni abbastanza estese potrebbero produrre periodi dolorosi molto lunghi.
Dal punto di vista pratico, la tecnica è la seguente: il dito del terapista viene posizionato nel punto esatto in cui risiede la lesione e friziona con adeguata pressione in senso perpendicolare alla direzione principale delle fibre del tessuto interessato dalla lesione. E' di fondamentale importanza l'assoluta precisione nella scelta della zona da trattare. Oltre alla frizione trasversale, si può praticare una frizione circolare, prendendo il tendine con la parte palmare del pollice da un lato e dell'indice dall'altro, e applicando la pressione in senso circolare. Eseguendo queste frizioni il fisioterapista può trovare un grumo o un punto particolare nel quale il tendine è sensibile.

Con questa tecnica si riesce ad evitare che, nel tessuto fibroso leso, possa generarsi una infiammazione che si auto-perpetua. Quindi, lo scopo della suddetta fisioterapica è aiutare la formazione di una cicatrizzazione funzionale.

Individuato il punto da trattare, si esegue un trattamento specifico, che va praticato con la punta di un dito, solitamente il dito indice rinforzato dal medio, effettuando un movimento di "va e vieni" che deve avvenire sempre in senso trasversale all'orientamento delle fibre della struttura anatomica lesa, senza provocare frizioni sulla cute. E’ necessario pinzare la cute nella zona dei cheloidi e cercare di mobilizzare il sottocute con movimenti contrapposti delle mani. Si sceglie di praticare questa tecnica per prima, in modo da preparare la zona da trattare con una buona viscosità tissutale e iperemia per il prosieguo del trattamento.

 

 

Terapia della spalla Via G. Mazzini 4 S.A. Li Battiati ( Catania ) Tel. 0957252904

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